
1) Fichte. Sulla Rivoluzione Francese.

Fichte vede nella strada intrapresa dalla Rivoluzione Francese nel
campo del diritto il fine stesso a cui tende tutta l'umanit fino
alla definitiva scomparsa della forma-Stato in quanto non pi
necessaria. Dopo aver osservato che questo probabilmente non
avverr mai del tutto, Fichte termina con toni messianici che
riecheggiano le idee di Gioacchino da Fiore [monaco medievale,
teorizzava, dopo quella del Padre e del Figlio, un'et dello
Spirito, nella quale si sarebbero realizzate tutte le istanze di
liberazione dell'uomo].
J. G. Fichte, Contributi per rettificare il giudizio del pubblico
sulla Rivoluzione francese (pagina 405).

E' dunque dimostrato che, se veramente la cultura in vista della
libert  l'unico fine supremo dell'associazione statale, tutte le
costituzioni politiche, che come fine ultimo hanno lo scopo
direttamente opposto, e cio la schiavit di tutti e la libert di
uno solo, la cultura di tutti per gli scopi di quest'uno, e
l'impedimento di tutte le specie di cultura che conducono alla
libert di molti, non solo sono passibili di mutamento, ma debbono
anche essere realmente mutate; e noi siamo ora alla seconda parte
della domanda: se fosse data una costituzione politica che
manifestamente si proponesse questo fine coi mezzi pi sicuri, non
sarebbe essa assolutamente immutabile?.
Se veramente fossero scelti mezzi convenienti l'umanit si
avvicinerebbe allora a poco a poco al suo grande fine: ciascun
membro di essa diverrebbe sempre pi libero, e l'uso di quei
mezzi, di cui fossero gi raggiunti gli scopi, verrebbe a cessare.
Se mai il fine ultimo potesse essere completamente raggiunto, non
sarebbe allora pi necessaria alcuna costituzione politica; la
macchina si fermerebbe perch nessuna pressione si eserciterebbe
pi su di essa. La legge della ragione universale valevole
unirebbe tutti nella pi completa unanimit di sentimenti, e
nessun'altra legge avrebbe pi a vegliare sulle loro azioni.
Nessuna norma avrebbe pi a determinare quanto dei propri diritti
ciascuno dovrebbe sacrificare alla societ, poich nessuno
esigerebbe di pi di quello che  necessario, e nessuno darebbe di
meno; nessun giudice avrebbe pi da dirimere le loro controversie
poich essi sarebbero sempre stati concordi.
[...].
L'umanit ha necessariamente e deve avere ed avr un solo fine
ultimo, e i diversi scopi che i diversi individui si propongono
per raggiungerlo, non solo si accorderanno, ma anche si
faciliteranno e si sosterranno a vicenda. Non lasciatevi guastare
questa prospettiva consolante dall'avverso pensiero che ci non si
realizzer mai. Certo, non si realizzer mai del tutto; ma non 
soltanto un dolce sogno, non soltanto un'illusoria speranza, ch
il suo sicuro fondamento riposa sul necessario progresso
dell'umanit: la quale deve avvicinarsi, si avviciner e non pu
non avvicinarsi al questo scopo. Essa ha finalmente iniziato sotto
ai vostri occhi ad aprirsi una breccia; ha compiuto, in una dura
lotta contro la corruzione congiurata ai suoi danni, e che
mobilita contro di essa tutte le forze che aveva in s e fuori di
s, qualcosa che almeno  migliore delle vostre costituzioni
dispotiche miranti alla degradazione dell'umanit.
[...].
O Ges e Lutero, sacri geni tutelari della libert, voi che, nei
giorni della vostra umiliazione, con forza da giganti vi
precipitaste sulle catene dell'umanit e le infrangeste dovunque
poneste mano, dalle alte sfere guardate gi alla vostra posterit,
e rallegratevi della messe gi cresciuta e ondeggiante al vento;
presto si unir a voi il terzo, che comp la vostra opera, che
infranse le ultime e pi forti catene dell'umanit, senza che
essa, senza che forse egli stesso lo sapesse. Noi lo piangeremo,
ma voi gli mostrerete lietamente il posto che lo attende nella
vostra compagnia, e l'epoca che lo comprender e lo metter in
luce vi ringrazier.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciassettesimo, pagine 905-907.
